Paros, indimenticabilmente nostra

Paros, Grecia. Settembre 2017. Da Atene, attraversando il mare buio, attracchiamo/ ci riversiamo, con le prime luci dell’alba, su questa zolla di terra in mezzo al mare. Un’isola piccola, solo una delle tante fra le Cicladi. Case bianche dagli infissi blu che riflettono il sole. Mare trasparente e lucido che rimanda splendenti bagliori. Tutto stupendo si, ma niente di particolare. Case bianche e blu come in tutta la Grecia. Mare pulito come in tante altre spiagge. Se fosse questa la bellezza di Paros, non mi avrebbe lasciato tutta questa nostalgia.

C’è una magia speciale. Che cattura. Che lega.

Paros è un antro. Un luogo a cui si sente da subito di appartenere.

Sarà per gli abitanti, che dalle prime ore della mattina non mancano mai di darti il “Kalimera”- il buongiorno- e un sorriso. Sarà per le vie intrecciate che ti portano davanti piccoli spettacoli di colore, come a farti un regalo. Sarà per i fiori che adornano i muri bianchi, quasi a fare da cornice, come se volessero rendere tutto più bello. Sarà per l’allegria e la spensieratezza che galleggia nell’aria, che ti inebria e ti spinge a lasciarti andare, ad abbattere i muri e parlare con chiunque incontri, a essere gentile, a sorridere, a ridere con degli sconosciuti, come una madre che vuole mettere amore tra i propri figli. Sarà per  quella calma placida che anima ogni gesto degli abitanti, che si muovono come le onde del mare quando arriva a riva, con lentezza, poco rumore e poca fatica, senza fretta, seguendo i propri ritmi.

Paros è un antro. Un luogo in cui ci si sente riparati.

Sarà perché è facile ritagliarsi uno spazio da fare “proprio”, anche condividendolo con altri, in cui tornare ogni giorno, a salutare il Sole che tramonta e la giornata trascorsa. Sarà perché è difficile essere ignorati, ma è un’indiscrezione gentile, di una grande famiglia che ti accoglie e si prende cura di te, come un ospite da far sentire a casa. Sarà per i tanti angoli decorati dai dipinti di chi cerca di tradurre come vede quei luoghi, in una espressione originale e unica come chi l’ha prodotta. Sarà per gli scorci rubati attraverso le tendine ricamate che mostrano comodini pieni di foto e immagini sacre. Sarà per quelle terrazze che guardano verso il mare, per quelle piazzette che si aprono al Sole. Sarà per la facilità con cui ogni angolo viene “abitato”, non occupato ma vissuto, reso parte del momento che si sta vivendo.

Paros è un antro. Un luogo in cui si è costantemente rapiti dalla meraviglia.

Sarà per quelle calette nascoste  nella linea della costa, con gli scogli a ricavare spazi più piccoli, più privati, come a dare a ognuno la possibilità di stare con se stesso, di ritrovarsi. Sarà per l’acqua che risplende e sfuma lontana verso un blu più profondo. Sarà per le passeggiate a notte fonda a cercare le stelle nel cielo, a scherzare con persone che non rivedrai mai più, di un’altra nazione, di un altro continente, ma che in quel momento consideri tuoi amici. Sarà per la voglia di nuotare e farsi scorrere tutto via come l’acqua, leggermente, senza sentire troppo il distacco. Sarà per quella facilità a comunicare che supera le barriere, per cui non serve una lingua a darti sicurezza, perché non ti senti in pericolo, non ti senti giudicato.

Paros è un antro. Un luogo che offre la possibilità di vivere avventure e momenti di ode alla pigrizia, la pigrizia quella bella, che ti fa riscoprire l’armonia nelle cose.

Sarà per il vento forte che soffia nelle spiagge più aperte e che riempie il mare di vele da windsurf, sarà per quel vento leggero che concilia pensieri sereni. Sarà per il profilo di Naxos, che si staglia così vicino da pensare di poterla raggiungere a nuoto. Sarà per i tanti negozietti variegati che fanno venir voglia di fare una passeggiata e perdersi tra piccole decorazioni inutili ma non per questo meno pittoresche. Sarà per quegli autobus vecchi che passano per stradine sperse tra campi brulli e bruciati dal sole, con quelle canzoni così tipicamente greche che sono le uniche che passano alla radio. Sarà perché ti puoi spostare a piedi tra le città, per veder comparire all’improvviso una gallina che ti spaventa e fa ridere i passati, o un asinello che ti guarda da lontano, o una macchia di bianco intenso che ti avvisa che stai per arrivare alla città. Sarà perché ti puoi ritrovare da un momento all’altro catapultato in un cerchio di signore che balla il sirtaki in piazza, e anche se non sai i passi non puoi dire di no, perché dovresti dire di no?!

Paros è un antro. Un antro è un luogo sicuro, pittoresco, bello, che regala scorci capaci di sorprenderti a ogni cambio di luce, anche dopo giorni; un luogo che cambia in base a come soffia il vento, un luogo che entra nel cuore, perché ha una sua unicità, un carattere così forte che colpisce e lascia un’impressione talmente profonda che è difficile poi colmare il vuoto che lascia; un luogo che non è fatto solo di mura bianche e finestre blu, ma di tutti i momenti, i visi, le voci, gli sguardi, le risate, le parole che sono scritte tra quelle vie, immagini che legano le persone all’istante che hanno vissuto; un luogo carico di ricordi emozionanti, un luogo in cui sentirsi liberi, felici, vivi.

Mentre mi allontano con il vento che mi colpisce forte, rimane l’immagine dell’isola che si allontana, come uno scrigno lasciato al sicuro a custodire un immenso tesoro.

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