Il ritorno, Opi

 

È passato più di un mese da quando sono tornata. Sono tornata, ho finito il libro della signora Lucetta, ho stampato le foto delle passeggiate, della casetta, ho ricordato con nostalgia, mi sono accorta di come mi abbia fatto cambiare e crescere questa settimana, ho parlato con chi mi ha confermato che le città non sono a misura d’uomo, ho cambiato un po’ di abitudini, ho nuove consapevolezze, una maggiore sicurezza in me. Sono tornata dove c’è campo per il telefono. Sono tornata a correre per prendere l’autobus e andare di corsa, tirata tra impegni e persone e doveri, in ritmi che non mi appartengono. Sono tornata tra tanti, troppi rumori, rumori spiacevoli e innaturali. Sono tornata sotto un cielo senza stelle. Sono tornata in una casa che mi tiene staccata da tutto quello che c’è fuori; era bello anche sentire il freddo la notte. Sono tornata a non essere completamente padrona del mio tempo. Sono tornata ad avere palazzi fuori dalla finestra. Sono tornata a vedermi passare accanto migliaia di persone al giorno senza salutarne nessuna. Sono tornata a camminare su un asfalto sempre uguale, e sicuramente a camminare di meno. Sono tornata ad andare a letto tardi, perché non sono stanca e non c’è differenza tra il giorno e la notte. Sono tornata dove c’è più cemento che alberi. Sono tornata tra persone che non conoscono i boschi, che non hanno da insegnarmi sul luogo dove sto, perché una città non appartiene a nessuno. Sono tornata in una casa senza l’odore di quello che avevo cucinato la sera prima. Mi manca anche andare al lavatoio a lavare i piatti, la sera col freddo e la stanchezza. Sono tornata ad avere troppo, sicuramente più del necessario. Mi manca cercare il modo per arrangiarci, ingegnarci per sfruttare al meglio quello che avevamo e non sentire il bisogno di nulla di più. Mi manca sentirmi padrona di un mio luogo, che gestisco io, che mi renda un po’ più libera. Mi manca decidere e seguire il percorso della giornata. Mi manca potermi dedicare solo a ciò che ritengo mio, mi manca non dover incastrare quello che voglio tra quello che devo. Mi manca non sentire l’urgenza di sfruttare al massimo ogni istante. Mi manca una vita più vera, più mia.

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