Mercoledì 24 Agosto, Opi

Cavalcare nella Camosciara

In questi posti è quasi pesante dover prendere la macchina per spostarsi. Ma le strade sono semplici, poca possibilità di sbagliare. Arriviamo a Civitella Alfedena, facciamo la spesa per preparare il pranzo al sacco. Ci dicono che alla Camosciara c’è un maneggio per fare escursioni a cavallo. Arrivate là, vediamo almeno una ventina di cavalli, belli, muscolosi, alti. Decidiamo di provare. Partiamo con la guida per la nostra passeggiata di un’ora. Il sentiero passa in mezzo al bosco, tra i sassi, circondato dalle montagne della Camosciara che ormai ci sono familiari. Non mi va di “comandare” il mio cavallo, lascio che sia lui a decidere il passo, quando fermarsi, se  seguire il sentiero o meno. Lui lo vuole seguire.

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Dopo mezz’ora torniamo indietro, con piccola deviazione perché il mio cavallo aveva sete, aveva trovato una pozza del ruscello e non ne voleva sapere di continuare senza prima bere. Una volta che si è abbeverato mi porta al trotto per raggiungere il gruppo. È bello. Non sono abituata, non so bene come muovermi, ma cerco di seguirlo e di non frenarlo. All’arrivo al punto di partenza tutti i cavalli si salutano con un nitrito. Scopro che è femmina e che si chiama Princess. La devo salutare, mi dispiace, sarei voluta rimanere con lei.

Pranziamo tra i boschi, con i sassi  a farci da sedie.

 il lago di Barrea e Civitella Alfedena

Nel pomeriggio abbiamo in programma di fare una visita a una comune conoscenza a Civitella, ma siccome è presto ci dirigiamo prima al Lago di Barrea. È un colore stupendo. Azzuro chiaro, ma non come il cielo, quasi verde acqua o turchese. Ci fermiamo accanto ai salici sommersi che spuntano dall’acqua. C’è un po’ di vento , quando c’è il sole si sta bene, quando ci sono le nuvole fa freddo. Sto ferma. Ho le montagne davanti, oltre il lago che riluce. È tutto fermo. Uguale a ieri e uguale a domani. Antico. In ogni attimo l’eternità.

“E mi sovvien l’eterno
E le morte stagioni, e la presente,
E viva, e il suon di lei.”

Viva. Non c’è tempo. C’è vita.

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Proviamo a far volare l’aquilone. C’è il prato intorno al lago,e dove comincia l’acqua vediamo saltare piccole rane. Ci siamo riposate, torniamo verso Civitella.

La nostra comune conoscenza ci mostra il suo camping, ci racconta che la notte vengono i cervi tra le tende, che ormai si sono abituati agli uomini. Anche i lupi si sono abituati, dice che l’altra sera ne hanno visto uno.

Ci porta a Civitella, ci guida tra i  sentieri che solo chi ci abita conosce. Mi ricorda la mia infanzia, quando anche io conoscevo i sentieri- scorciatoie di un posto che è rimasto mio, ma solo nella memoria.

Civitella è un borgo, carino come tanti nella zona, tutto in salita ovviamente, con i gerani rossi fuori dalle finestre.  Dentro il borgo, tra le strade del paese, si apre la riserva faunistica del lupo e della lince. I lupi si fanno vedere, tutta la famiglia di papà, mamma e due cuccioli. Per i turisti è un evento, per gli abitanti parte della quotidianità, ormai conoscono le loro abitudini, sono loro compaesani. La lince invece non si fa vedere. L’inverso forse è più facile, ci dice, perché è più evidente sul bianco della neve. Ci dice che sono animali che sono stati trovati feriti, e che difficilmente sopravvivrebbero in natura. I lupi sono più piccoli di come mi aspettavo, più snelli ed eleganti. È il momento di salutarci e di ringraziare chi ci ha fatto vedere e non visitare.

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